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Già con la legge del 2006, che ha riformato il Diritto di famiglia, il Legislatore italiano ha recepito l’orientamento giurisprudenziale prevalente, favorevole all’applicazione dell’affido condiviso effettivo, in caso di separazione.

Tuttavia, la normativa del 2006 manteneva una certa “discrasia” di trattamento tra i genitori separati, stabilendo che l’affido dei figli spettasse a quello con cui gli stessi convivevano prevalentente e stabilmente.

Questa “incongruenza” (tra applicazione giurisprudenziale e normativa) è stata superata finalmente con la Legge del dicembre 2013, che ha stabilito l’automatismo dell’affido condiviso, salvo che lo stesso contrasti con il preminente interesse del minore.

Molte madri hanno “storto” il naso (e anche ora, durante le mie sessioni in studio, rimangono perplesse) di fronte all’introduzione di questo automatismo, che, tuttavia, (come spiego loro con serenità, nella mia veste di avvocato, ma anche come madre di tre figli) risponde ad esigenze specifiche dei minori, mutuate dagli studi psicoevolutivi sul punto.

Per troppo tempo, infatti, la figura paterna, dal punto di vista psicologico, ma anche da quello sociologico e culturale, è rimasta relegata sullo sfondo, secondaria rispetto al ruolo della madre, valutato da sempre come più centrale e determinante nello sviluppo psico-emotivo del bambino. Solo negli ultimi venti anni, i padri sono stati considerati dagli psicologi qualcosa di più che non l’“altrogenitore”.

In un importante studio, pubblicato in “Acta Pediatrica” (febbraio 2008, pagg. 153-158), esperti del settore hanno studiato con estrema puntualità gli effetti del coinvolgimento paterno sullo sviluppo dei figli, ricavandone che “l’impegno del padre sembra avere effetti differenti: riduce la frequenza di problemi comportamentali nei ragazzi, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, migliora lo sviluppo cognitivo, mentre da un lato diluisce la delinquenza e lo svantaggio economico in famiglie dal basso profilo socioeconomico”.

Anche tra noi professionisti del Diritto, impegnati nell’applicazione in concreto della normativa in materia di diritto familiare, è ormai invalsa la conclusione per cui sia evidente l’influenza positiva del coinvolgimento paterno sui risultati sociali, comportamentali e psicologici della prole.

Mentre in Italia la cultura della bigenitorialità sta ancora formandosi (anche grazie al contributo di giudici ed avvocati aggiornati, che cercano di tutelare l’effettività dell’affido condiviso, spesso visto dalle madri come un’ingerenza nel loro rapporto con i figli), negli USA molti studi hanno evidenziato i danni provenienti dall’assenza del padre – o per scelta del genitore o per volontà ostativa della genitrice.

All’esito di tali indagini è emerso, infatti, come i ragazzi con padre assente siano a più alto rischio per comportamenti violenti (in “American Journal of Pubblic Health”, num. 84, 1994, Sheline) e che i bambini che vivono senza un contatto con il loro padre biologico hanno il doppio delle probabilità di lasciare la scuola (in “Survey on Child Health, 1993 U.S. Department of Health and Human Services”). Tali ricerche evidenziano che, non solo la deprivazione paterna provoca un grave danno al figlio, ma, soprattutto, che il livello di accudimento con cui un genitore si occupa del figlio è direttamente correlato al grado di realizzazione esistenziale del figlio stesso.

Tale concetto è ben espresso dalle parole della famosa psicologa Dionna Thompson: “la guerra contro il padre è, in realtà, una guerra contro i figli. Il punto non è semplicemente il diritto dei padri o il diritto delle madri, ma il diritto dei figli di avere due genitori che si occupino attivamente della loro vita”.

Tutti noi, operatori del Diritto, che con il nostro operato contruibuiamo a costruire la Società di Domani, dovremmo sempre tenere bene a mente questo importante messaggio, aiutando i genitori, ancorchè separati o separandi, a valutare con maggiore obiettività le necessità profonde dei figli, eventualmente affiancando loro una figura professionalmente specializzata, che li sostenga nell’importantissimo, quanto spesso frustrante e/o disarmante, percorso di educazione e crescita dei loro ragazzi.

Avv. Tiziana Brizzi